Cristina Rocchetti

Un piccolo corteo funebre e la bara giunge a destinazione.
La vedova si siede ed inizia il suo epicedio. Ma questo suo componimento poetico per piangere il defunto marito che gli giace accanto prende da subito una piega diversa da quella che ci si aspetterebbe.
La vedova comincia infatti a ripercorrere ironicamente le sofferenze di una vita passata accanto al marito,un ricco costruttore che a metà della sua vita fece della palestra la sua nuova Chiesa e del Viagra la sua sacra ostia.
Un uomo con il culto del corpo,del bello, del forte.
Lei invece è una donna devastata da un’ artrite che la corrode,costretta a camminare con l’aiuto di un bastone, una donna di cultura,amante dell’opera lirica.
Progressivamente esce fuori tutto il suo livore nei confronti del marito, insensibile alla sua malattia e completamente assorto nel ringiovanimento del suo corpo.
Ecco quindi la decisione della donna, che si svelerà solo alla fine del monologo, di sciogliere nel bicchiere del suo compagno, in segreto, giorno dopo giorno, delle dosi di Viagra, fino a trovare la dose fatale che lo stroncherà con un infarto.
La donna è tranquilla, parla serenamente, è a posto con la sua coscienza, non ha il minimo rimorso per l’atroce gesto.