Geremia Renzi

L’idea di collegare il Cavallo e l’esperienza artistica ha trovato molto interesse.
L’esperienza di SEMIMISTICI ha rafforzato ancor più questa ricerca portando altri nuove tracce da seguire per un ampliamento del progetto. Nuove strade si sono aperte da allora.

Il rapporto Uomo-Cavallo

L’esperienza in contatto col cavallo ed il lavoro svolto sulla comunicazione col cavallo tramite un approccio etologico, che studia il comportamento animale in natura, ha portato gli allievi dell’accademia sulla strada per la comprensione di cosa vuol dire manifestare il proprio io interiore nell’espressione artistica:

- Il rispetto totale per la natura di questa creatura porta all’ascolto di quello che è pronto a darci e come, e la possibilità di poter interagire con lui, come l’artista deve essere in grado di comprendere ciò che ha dentro, prima ancora di utilizzare qualunque tecnica;

- La natura del cavallo racchiude una storia che si è scritta in migliaia di anni, quindi tutto ciò che esprime in un dato momento è carico di un patrimonio raccolto da suoi antenati: l’eterno che diventa momento e questo momento è ricco di energia; l’artista ha in sé allo stesso modo un patrimonio che viene da lontano, non solo culturale, ma anche formato dalla miriade di evoluzioni di pensiero che hanno formato l’uomo di oggi, quindi è sua responsabilità esser “presente” ma tenendo conto di tutto ciò che è stato: l’espressione artistica, o comunque ciò che avviene prima di essa, è un momento “sacro” e non può permettersi di essere ridotta ad un semplice manufatto momentaneo;

- La sensibilità che ha il cavallo è quella che lo mette in relazione col mondo, è la percezione dell’ambiente esterno, compreso l’uomo, preso così come è: gli animali non hanno un’idea delle cose, vedono le cose così come sono, senza filtri. Per questo deve prima conoscerlo e rendersi conto che tutto ciò che è ai suoi confini gli appartiene e non lo soffocherà; l’uomo artista percepisce dei particolari all’esterno dei propri confini che altri non notano nemmeno, è sempre attento ai cambiamenti e al modo in cui penetrano nel proprio corpo, attraverso i sensi, deve conoscerli per poi poter pensare ed agire di conseguenza;

- Non si può imporre al cavallo una determinata realtà prima che lui l’abbia totalmente compresa, non è la forza quella che può piegare la sua volontà, ma bisogna spiegargli che quello che noi vogliamo è solo interagire con lui, non violentare la sua natura, perché per lavorare con lui abbiamo bisogno che la essa rimanga intatta; la natura dell’artista allo stesso modo non può essere in alcun modo forzata da ciò che il mercato impone, deve mantenersi pura e riuscire a conservare la sua forza nonostante le forzature che provengono dal mondo, essere artista non vuol dire solo produrre manualmente ma è un modo di vivere;

- Il rispetto che il cavallo ha nei confronti dell’uomo è la stessa che l’uomo deve avere nei confronti del cavallo, sono due esseri che, ognuno con le loro caratteristiche naturali, si pongono sullo stesso piano, e cercano di incontrarsi su uno spazio temporale a metà strada fra i due; il quale si manifesta nella realtà quando la risposta che viene data dal cavallo incontra e comprende la richiesta fatta dall’uomo. L’uomo è l’essere che fra i due riesce a razionalizzare le informazioni che provengono dalla realtà che lo circonda, il cavallo reagisce d’istinto pensa innanzitutto alla conservazione della sua specie, ecco, l’uomo è nel momento di comunicazione, la sua parte pensante, colui che gli mette in ordine le reazioni, colui che gli dice che non c’è motivo di preoccuparsi che tutto è sotto controllo. Quando il cavallo riesce a comprendere questo, “conosce” il ragionamento, può connettersi all’uomo ed incontrarlo manifestando gli stessi intenti;
l’uomo artista racchiude in sé quella parte razionale e quella parte istintiva nello stesso essere, ma la parte istintiva non può prendere il sopravvento su quella razionale o viceversa, vive in un continuo stato di equilibrio fra le due parti. Parte destra e sinistra del cervello si manifestano quando davvero riescono a diventare uno. Allora l’uomo nel mondo reale è artista, si conoscono a vicenda profondamente e possono arrivare all’opera, si compiono l’uno nell’altro, arrivando in entrambi le parti agli stessi intenti ed alle stesse risposte.

- Una volta che l’uomo ha imparato il linguaggio del cavallo, e quindi a farsi comprendere, ha imparato le reazioni che l’essere cavallo ha in sé, e sa innestarle, il cammino è verso la scoperta di nuove strade. L’uomo può chiedere sempre di più mantenendo nel cavallo quella forza originaria che gli permette di esprimere tutto se stesso senza risparmiarsi e l’uomo a sua volta deve continuamente essere ricettivo per captare eventuali nuovi segnali che gli lancia il cavallo, perché è un essere vivente e non ha sempre le stesse reazioni alle stesse richieste, ma in diversi ambiti: l’ambiente esterno varia in ogni frazione di secondo e la sensibilità del cavallo deve sempre essere attiva perché altrimenti la collaborazione si romperebbe, non riuscendo più ad innescare delle risposte.
Allo stesso modo l’uomo-artista non trova mai il suo punto di arrivo, non finiranno mai di conoscersi a vicenda perché la sensibilità sarà sempre attiva nella ricerca di nuovi stimoli e nuove strade da intraprendere. Nel momento in cui l’uomo decidesse che la sua ricerca è terminata significherebbe che il suo “io” è morto, perché non avrebbe più di cui cibarsi. Il motore deve essere sempre azionato, deve produrre sempre nuova energia per portarsi avanti e ricercare sempre qualcosa che è più in là, la visione dell’artista deve essere sempre rivolta verso l’eternità.